CON O SENZA FILTRO? A PROPOSITO DI PENSIERO, SCRITTURA E autenticità

Le questioni che sorgono a proposito dei modi di abitare le piazze digitali non sono diverse da quelle che tradizionalmente emergono nelle relazioni dal vivo, a riprova del fatto che la dimensione digitale non è affatto una dimensione alternativa. In un post recente Riccardo Scandellari (@Skande) ha proposto spunti utili a proposito della spontaneità, intercettando alcuni interrogativi piuttosto diffusi: è meglio esprimersi senza filtro oppure rileggere e censurare attentamente quel che uscirebbe di getto dalla nostra tastiera? Se però iniziamo a filtrare, a controllare, non è che perdiamo in autenticità? Non c’è il rischio che l’identità o il profilo che socializziamo comunicando siano in qualche modo artefatti? Provo a riprendere alcune chiavi di lettura che possono aiutare a uscire da questo – falso, lo anticipo subito – dilemma antropologico.    

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DIALOGARE "DENTRO": dopo il YouTOPIC FEST

Quante volte ci lamentiamo del rumore, del caos e insieme di quel continuo correre che ci impediscono di sostare più umanamente davanti agli eventi che ci colpiscono, ci interpellano o chiedono di compiere delle scelte? Quante volte abbiamo l’impressione di essere a bordo di una macchina infernale, lanciata ad altissima velocità lungo un percorso che somiglia a tutto fuorché ad un’autostrada a tre corsie poco trafficata e di non avere il tempo per occuparci della rotta, perché la manutenzione del veicolo assorbe già tutte le energie? Nella frenesia della società contemporanea crescono le persone che confessano, con un misto di amarezza e rassegnazione, di essersi dovute occupare a lungo di “priorità meno importanti”, senza riuscire a trovare tempi e modi per rallentare e dedicare attenzione ad alcuni snodi decisivi nella vita. C’è, potremmo dire, un’attesa di raccoglimento e cambiamento che prima o poi si fa pressante in tutti, e il silenzio è quella dimensione di spazio-tempo che si candida ad ospitare il primo e favorire il secondo. Può accadere però che quando finalmente riusciamo ad aprire questa sorta di parentesi, l’esperienza che viviamo abbia ben poco a che fare con quella immagine di serenità, di rilassata e agevole concentrazione con cui spesso ci autorappresentiamo il silenzio. Cercavamo l’oasi pacifica del raccoglimento e abbiamo trovato il vociare caotico della dispersione. Siamo forse entrati nella dimensione sbagliata?

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È finito il tempo dei blog personali?

È tempo di mandare in pensione i blog personali? Ha ancora senso utilizzare questo strumento che, a differenza di piattaforme come Twitter e Facebook non è (anche) un luogo sociale? Rudy Bandiera ha lanciato questo tema, chiedendo qualche spunto di riflessione. Perché in fondo è vero: il blog personale somiglia molto più al retrobottega a cui si accede da un vicolo secondario e nascosto, che non alla vetrina che espone la merce sulla piazza principale e trafficata. E allora, ha ancora senso starsene a riordinare prodotti lì nel retro, confidando che qualche passante si accorga di minime indicazioni segnaletiche, lasci la piazza e ci raggiunga in un luogo così fuori mano? Forse sì. Forse proprio il blog personale rappresenta un modo di qualità per abitare il virtuale.

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ABITARE IN SILENZIO, ABITARE IL SILENZIO

«Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. L’inizio della saggezza è il silenzio». Questo ammonimento è attribuito a Pitagora, vissuto nel VI Sec. a.C., e – in fondo – potrebbe consolarci: da sempre siamo più propensi a parlare che non ad ascoltare. Produciamo contenuti, si direbbe oggi, ma poi siamo in grado di fermarci per raccogliere, cogliereaccogliere quel che ci visita? Ascolto e accoglienza sono due ingredienti chiave nell’esperienza di Rondine e hanno come premessa proprio la capacità di rimanere in silenzio. Per questo, a chiusura di ciascuna giornata del YouTopic Fest (9-11 giugno) gli organizzatori hanno pensato di far tacere tutto per mezz’ora nel piccolo borgo sull’Arno. Un segno intelligente, per dire che la città – grande o piccola che sia – ha bisogno anche del silenzio, per poter essere abitata più umanamente, perché ci sia più ascolto, perché gli incontri siano meno distratti, perché i conflitti possano essere affrontati. Ci saranno molti modi per vivere quell’occasione di raccoglimento. Qualcuno lo farà anche in solitudine, e per queste persone è pensato il piccolo strumento di accompagnamento che propongo qui. Che, volendo, si può utilizzare anche altrove, nello spazio e nel tempo.

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