So-STARE?

Capita spesso di incontrare un gioco grafico legato al verbo “sostare”: se inseriamo un trattino (so-stare) riusciamo a suggerire immediatamente l’idea che per imparare a stare – in un luogo, con altri e anche con se stessi – occorra fermarsi, e prendersi il tempo necessario per coltivare quella capacità di abitare bene nel mondo, che non viene da sé semplicemente con il passare degli anni. Fermarsi, rallentare e magari anche ritirarsi per un po’ è necessario proprio per fare dei passi avanti nella maturità. Chi non si ferma mai vive nell’illusione di avanzare più rapidamente, ma in realtà finisce per correre sì sempre più velocemente, ma in cerchio, spesso trovandosi a replicare continuamente gli stessi modi di fare e di pensare: è l’esperienza dell’“eterno ritorno dell’uguale” o, più semplicemente, del prevalere della forza dell’abitudine.

Un semplice trattino nella scrittura aiuta già a evocare molte cose che probabilmente risuonano a partire dalla vita ordinaria. Possiamo però riflettere su qualcosa di ancora più curioso se osserviamo che il verbo latino substo, substare non ha originariamente come significato primario quello del fermarsi…

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LA MORALE DEL #FERTILITYDAY

Il Ministero della Salute ha lanciato la campagna del #FertilityDay ed è stata subito polemica. Saviano si è sentito investito del ruolo di portavoce degli “insultati” e ha mobilitato con un tweet la platea socialmediatica. Con lui molti opinionisti hanno proseguito spiegando chi gli aspetti intrinsecamente offensivi della campagna, chi la gaffe di tipo comunicativo. Il cortocircuito che un po’ tutti hanno evidenziato sta nel fatto che una iniziativa – comunque prevista nel quadro della legge 40 – che doveva essere di tipo informativo è stata percepita come una campagna di tipo morale. Era possibile evitarlo? Credo proprio di no. E credo che se analizziamo con un po’ di attenzione questo episodio abbiamo anche la possibilità di cogliere qualcosa di più a proposito delle difficoltà morali inedite che sorgono quando la tecnica ci mette silenziosamente a disposizione nuovo potere sulla fisiologia corporea.

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“Non è detto che” ma “Potrebbe anche darsi che”... Se qualcosa LEGA LA legalizzazione della CANNABIS, LE VIOLENZE IN EUROPA E LE REPRESSIONI IN TURCHIA

Approda domani (25 luglio) alla Camera il dibattito sulla legalizzazione della cannabis. Le posizioni sono piuttosto note: da un lato chi sostiene che legalizzare significhi togliere potere al narcotraffico, controllare le sostanze in commercio, risparmiare forze di polizia, rimpinguare le casse dello Stato e destinare parte dei proventi alla spesa sociale; dall’altro chi evidenzia come questo genere di operazioni siano contraddittorie: si legittima di fatto la tossicodipendenza per avere risorse di gettito fiscale con cui prevenirla e combatterla. Perché questa contesa dovrebbe interessarci molto di più di quanto non stia facendo? Provo a spiegarne le ragioni in un post di analisi che, lo anticipo, non sarà “da ombrellone”.

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L'orrore di Nizza e l'illusione dell'estraneità

Dopo i fatti tragici di Nizza si rinfocola il dibattito sugli intrecci tra terrorismo, disagio e forme di radicalismo religioso. Questo dibattito chiede riflessioni che fatichiamo a sostenere per la loro complessità: il dolore dei colpiti è terribilmente semplice da comprendere, mentre le trame che trasformano gli uni o gli altri in efferati aggressori lo sono molto di meno. L’interrogativo “perché tutto questo?” può essere accostato in qualche modo?

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