PAROLE O_STILI: un appuntamento a trieste

Tra venerdì 17 e sabato 18 febbraio Trieste ospiterà l’evento paroleostili.com. Si parte dal mondo dei social e della comunicazione online per misurarsi con il problema delle parole che sostengono la tessitura – o lo sfilacciamento – delle relazioni interpersonali. Con una tesi antropologica di fondo: non esistono il mondo “reale” e poi, scollegato e impermeabile, il mondo “virtuale”, mondi in cui poter mettere in gioco a proprio piacimento identità e stili diversi, magari pensando che tanto online è tutto finto e non accade nulla di serio. Tutto virtuale, appunto. Invece quel che noi siamo realmente si manifesta anche e ovunque nel nostro modo di esprimerci, nelle parole che scegliamo per raccontare le nostre idee, per promuovere le nostre convinzioni, per manifestare le nostre perplessità, il nostro disappunto, la nostra approvazione.

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Il "nodo" della continenza e i passi di una riflessione nella chiesa.

In una recente intervista il cardinale Caffarra ha proseguito la discussione sulle novità di Amoris Laetitia riguardo gli sposi cristiani in situazione di separazione e di nuove unioni, ponendo la questione in questi termini: «Il problema nel suo nodo è il seguente: il ministro dell’eucaristia (di solito il sacerdote) può dare l’eucaristia a una persona che vive more uxorio con una donna o con uomo che non è sua moglie o suo marito, e non intende vivere nella continenza?» E prosegue: «Nessuno per altro mette in questione che Familiaris consortio, Sacramentum unitatis, il Codice di diritto canonico, e il Catechismo della Chiesa cattolica alla domanda suddetta rispondano No. Un No valido finché il fedele non propone di abbandonare lo stato di convivenza more uxorioAmoris laetitia ha insegnato che, date certe circostanze precise e fatto un certo percorso, il fedele potrebbe accostarsi all’eucaristia senza impegnarsi alla continenza? Ci sono vescovi che hanno insegnato che si può. Per una semplice questione di logica, si deve allora anche insegnare che l’adulterio non è in sé e per sé male».

Il punto nodale del cardinale è il tener ferma la prescrizione della continenza. Questa prescrizione è in effetti l’elemento costante che compare nei documenti ecclesiali dagli anni Ottanta ad oggi, scomparendo però in Amoris Laetita. Nei documenti del magistero di riferimento, tuttavia, il significato di questa indicazione cambia in modo piuttosto marcato, rendendola per certi versi un controsenso. Amoris laetitia, impostando il discorso in modo molto più centrato sul percorso delle persone verso la riconciliazione che non sulla suddetta prescrizione come conditio sine qua non universale, risolve (anche) il problema dell’assurdo antropologico che si è venuto a creare. Queste sono le tesi. E provo ad argomentarle in una riflessione più lunga del solito, a titolo di research worker, come suggeriva Maritain.

 

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So-STARE?

Capita spesso di incontrare un gioco grafico legato al verbo “sostare”: se inseriamo un trattino (so-stare) riusciamo a suggerire immediatamente l’idea che per imparare a stare – in un luogo, con altri e anche con se stessi – occorra fermarsi, e prendersi il tempo necessario per coltivare quella capacità di abitare bene nel mondo, che non viene da sé semplicemente con il passare degli anni. Fermarsi, rallentare e magari anche ritirarsi per un po’ è necessario proprio per fare dei passi avanti nella maturità. Chi non si ferma mai vive nell’illusione di avanzare più rapidamente, ma in realtà finisce per correre sì sempre più velocemente, ma in cerchio, spesso trovandosi a replicare continuamente gli stessi modi di fare e di pensare: è l’esperienza dell’“eterno ritorno dell’uguale” o, più semplicemente, del prevalere della forza dell’abitudine.

Un semplice trattino nella scrittura aiuta già a evocare molte cose che probabilmente risuonano a partire dalla vita ordinaria. Possiamo però riflettere su qualcosa di ancora più curioso se osserviamo che il verbo latino substo, substare non ha originariamente come significato primario quello del fermarsi…

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LA MORALE DEL #FERTILITYDAY

Il Ministero della Salute ha lanciato la campagna del #FertilityDay ed è stata subito polemica. Saviano si è sentito investito del ruolo di portavoce degli “insultati” e ha mobilitato con un tweet la platea socialmediatica. Con lui molti opinionisti hanno proseguito spiegando chi gli aspetti intrinsecamente offensivi della campagna, chi la gaffe di tipo comunicativo. Il cortocircuito che un po’ tutti hanno evidenziato sta nel fatto che una iniziativa – comunque prevista nel quadro della legge 40 – che doveva essere di tipo informativo è stata percepita come una campagna di tipo morale. Era possibile evitarlo? Credo proprio di no. E credo che se analizziamo con un po’ di attenzione questo episodio abbiamo anche la possibilità di cogliere qualcosa di più a proposito delle difficoltà morali inedite che sorgono quando la tecnica ci mette silenziosamente a disposizione nuovo potere sulla fisiologia corporea.

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