A proposito di parole e parolacce

Solo una decina di giorni fa ha fatto discutere lo stile della conduzione di Paolo Ruffini dell’evento con le Scuole organizzato da Parole O_Stili: molti hanno trovato fuori luogo l’intercalare continuo con parolacce – non metto il termine tra virgolette, perché il suffisso peggiorativo ha pienamente senso –, l’attore si è difeso già dal vivo, dicendo che «creano empatia» e in seguito l’ideatrice dell’iniziativa, Rosy Russo, ha diffuso un post di scuse (delicato e coraggioso, che vale la pena di leggere proprio per imparare un po’ di stile). Ora è la volta di Flavio Insinna, colto in una serie di improperi fuori onda non proprio esaltanti, su cui Striscia sta insistendo in modo non limpido. I due casi, accostati, forse aiutano a capire meglio dove stia il nodo della questione.

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NELLO SPECCHIO DELLA MORTE SCELTA

Nelle giornate invernali di maltempo, specie se sferzate dalla Bora, il Carso riesce a farsi interprete di quell’angoscia che qualcuno più di altri si porta dentro. Le raffiche che alternano sibili e ululati sembrano inseguitori che non danno tregua, come certi pensieri opprimenti che incalzano di continuo togliendo il fiato. I boschi mezzi spogli, le latifoglie nude e scheletriche – che pure rifioriranno, ma non lo danno a vedere – si fanno specchio di ogni sentimento di resa. A uno di quegli alberi, una ventina di anni fa, era appesa una persona. E quello era il mio primo intervento di ricerca disperso, appena entrato in organico del Soccorso Alpino.

Nei frangenti dell’aiuto rischioso – come l’ha chiamato Spiro Dalla Porta Xydias – prima o poi si scopre che c’è anche lo spazio per i rinvenimenti più inquietanti e drammatici: cerchi di correre per portare in salvo una vita, ma questa nel frattempo cercava e ha trovato la morte. Quell’esperienza mi è tornata ancora una volta in mente in queste ore di interrogativi sulla vicenda di Dj Fabo.

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PAROLE O_STILI: un appuntamento a trieste

Tra venerdì 17 e sabato 18 febbraio Trieste ospiterà l’evento paroleostili.com. Si parte dal mondo dei social e della comunicazione online per misurarsi con il problema delle parole che sostengono la tessitura – o lo sfilacciamento – delle relazioni interpersonali. Con una tesi antropologica di fondo: non esistono il mondo “reale” e poi, scollegato e impermeabile, il mondo “virtuale”, mondi in cui poter mettere in gioco a proprio piacimento identità e stili diversi, magari pensando che tanto online è tutto finto e non accade nulla di serio. Tutto virtuale, appunto. Invece quel che noi siamo realmente si manifesta anche e ovunque nel nostro modo di esprimerci, nelle parole che scegliamo per raccontare le nostre idee, per promuovere le nostre convinzioni, per manifestare le nostre perplessità, il nostro disappunto, la nostra approvazione.

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Il "nodo" della continenza e i passi di una riflessione nella chiesa.

In una recente intervista il cardinale Caffarra ha proseguito la discussione sulle novità di Amoris Laetitia riguardo gli sposi cristiani in situazione di separazione e di nuove unioni, ponendo la questione in questi termini: «Il problema nel suo nodo è il seguente: il ministro dell’eucaristia (di solito il sacerdote) può dare l’eucaristia a una persona che vive more uxorio con una donna o con uomo che non è sua moglie o suo marito, e non intende vivere nella continenza?» E prosegue: «Nessuno per altro mette in questione che Familiaris consortio, Sacramentum unitatis, il Codice di diritto canonico, e il Catechismo della Chiesa cattolica alla domanda suddetta rispondano No. Un No valido finché il fedele non propone di abbandonare lo stato di convivenza more uxorioAmoris laetitia ha insegnato che, date certe circostanze precise e fatto un certo percorso, il fedele potrebbe accostarsi all’eucaristia senza impegnarsi alla continenza? Ci sono vescovi che hanno insegnato che si può. Per una semplice questione di logica, si deve allora anche insegnare che l’adulterio non è in sé e per sé male».

Il punto nodale del cardinale è il tener ferma la prescrizione della continenza. Questa prescrizione è in effetti l’elemento costante che compare nei documenti ecclesiali dagli anni Ottanta ad oggi, scomparendo però in Amoris Laetita. Nei documenti del magistero di riferimento, tuttavia, il significato di questa indicazione cambia in modo piuttosto marcato, rendendola per certi versi un controsenso. Amoris laetitia, impostando il discorso in modo molto più centrato sul percorso delle persone verso la riconciliazione che non sulla suddetta prescrizione come conditio sine qua non universale, risolve (anche) il problema dell’assurdo antropologico che si è venuto a creare. Queste sono le tesi. E provo ad argomentarle in una riflessione più lunga del solito, a titolo di research worker, come suggeriva Maritain.

 

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